Gli interventi che celebrano gli anniversari di una rivista sono posti di solito in fascicoli supplementari o, nel caso siano integrati nei fascicoli ordinari, si deve riconoscere che hanno un’accoglienza piuttosto tiepida, perché considerati quasi fuori tema.

La scelta di pubblicare nella parte monografica di questo fascicolo gli interventi dell’Incontro di studio tenutosi il 4 maggio scorso nella gremita Aula Magna della Pontificia Università Gregoriana per celebrare il trentesimo di fondazione di Quaderni di diritto ecclesiale, discende dalla constatazione che le relazioni di quell’Incontro riguardano molto di più il diritto canonico, la sua natura e il suo metodo di insegnamento, che l’epopea di un’impresa, peraltro stupefacente.

Nella relazione del Rev. P. Ghirlanda, che avrebbe tenuto la sua lectio ultima qualche settimana dopo, si respira la tradizione dell’insegnamento del diritto in Gregoriana, secondo la massima degli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio Non multa sed multum. Da qui emergono due linee principali: insegnare diritto come iniziare ad un metodo di accostarsi alla legge canonica, e insegnare diritto come necessario accostamento diretto al testo del Codice e, in generale, delle leggi canoniche.

Nella relazione del Rev. Don Eduardo Baura, docente di un’altra Università pontificia, si avverte la scoperta nella storia di Quaderni di due aspetti, forse non sempre consapevolmente presenti a coloro che troppo da vicino vi partecipano. Il primo attiene al successo di un metodo di insegnamento che ha formato un gruppo di canonisti che al termine del loro curriculum erano coscienti e pronti a dire e a scrivere qualcosa sul diritto, avevano in animo di dover e poter dare un contributo alla comprensione del diritto nella Chiesa, avevano il desiderio di comunicare e amplificare quanto scoperto nelle aule universitarie. Un insegnamento insomma che aveva risvegliato una missione da compiere. Il secondo attiene alla natura pratica e semplice del contributo che Quaderni si è proposto fin dall’inizio delle attività. Il relatore ha evidenziato la urgente necessità odierna di questo piano di esposizione del diritto canonico sia in ragione dei destinatari primi, ossia gli operatori pastorali e i laici, sia in ragione della necessità di superare con questo la perniciosa dicotomia tra pastorale e diritto: mostrare l’armonia e la sinergia tra pastorale e diritto attraverso un’esposizione del diritto che rivela in filigrana una comunità cristiana con le proprie vicende ed esigenze.

Completano il quadro della celebrazione, ma molto di più della realtà di Quaderni, l’omelia dell’Em.mo Cardinale Segretario di Stato alla Santa Messa cui ha partecipato l’intera Redazione, l’indirizzo iniziale di mons. Gian Giacomo Sarzi Sartori, l’operaio della prima ora nella vigna di Quaderni, la presentazione di mons. Adolfo Zambon dell’iniziativa della quarta edizione del Codice di diritto canonico commentato, nonché l’intervento del Rev. P. Gilberto Zini, Direttore dell’editrice Ancora, che fin dall’inizio ha creduto in Quaderni e vi ha collaborato con una qualità editoriale da tutti riconosciuta come eccellente.

A integrazione di quanto avvenuto il 4 maggio, un ulteriore contributo offre una esposizione del metodo di lavoro e una rassegna dei temi svolti in Quaderni, analizzati da don Fabio Franchetto.

Di fronte a questo sforzo intellettuale ed editoriale, finora sostenuto dalla Provvidenza, a qualcuno è balzato alla mente un verso interrogativo di una famosa elegia di Hölderlin: «Wozu Dichter in dürftiger Zeit?», a quale scopo poeti in tempo di miseria? Fuori di metafora: a quale scopo tanto impiego di energie per il diritto canonico in un tempo nel quale esso pare marginalizzato, quando non oggetto di facile ironia? Lo stesso poeta rispondeva a quella domanda con alcuni frammenti ispirati, che possono restare validi anche per l’applicazione nostra. Nella risposta egli accennava a sacerdoti che con ebbrezza divina vanno di regione in regione in una notte carica di mistero. Così è l’accolta di canonisti che lavorano in Quaderni con l’immutato entusiasmo del giorno nel quale hanno lasciato l’Alma Mater per mostrare in ogni contesto il contributo che può offrire il diritto alla comunità che il Signore Gesù ha voluto universale e in cammino verso la pienezza della realizzazione.

Nella seconda parte del fascicolo, per la rubrica di commento a un canone don Visioli commenta il can. 213 sul diritto dei fedeli a ricevere i beni spirituali; inizia inoltre la pubblicazione dei testi relativi al terzo anno di corso sui beni ecclesiastici tenutosi ad Assisi nel 2015, con la cronaca del corso e con una relazione tenuta da fra Rava sul rapporto tra istituti di vita consacrata e diocesi in riferimento agli aspetti amministrativi.

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