Dopo aver già trattato in passato alcune tematiche legate agli archivi ecclesiastici, come Rivista si è vista la necessità di ritornare sull’argomento dedicandovi la parte monografica del presente numero. Questa esigenza nasce dal fatto che la normativa in materia è molto complessa e soggetta a numerose sollecitazioni a vario livello. La gestione di un archivio, infatti, è direttamente legata alla documentazione ivi conservata; non si tratta semplicemente di oggetti “inerti”, ma di materiale documentale di varia natura, provenienza e datazione. Il valore di quanto custodito non sta tanto - o, in alcuni casi, “soltanto” (si pensi a documenti antichi, per i quali la preziosità sta già nel supporto) - nel supporto materiale quanto nei dati contenuti. Questi sono un bene prezioso che necessita di essere adeguatamente tutelato sia perché ciò corrisponde all’interesse primario della Chiesa sia per responsabilità nei confronti di altri. Pur se custodite in archivi ecclesiastici, infatti, non sempre queste informazioni sono “proprietà” della Chiesa (è il caso, per esempio, di fondi appartenenti a privati e in deposito presso un archivio ecclesiastico, ma maggiormente di dati inerenti a singoli e che rimangono tali anche se presenti i registri canonici). A tale riguardo, in questi ultimi decenni si è assistito ad una presa di coscienza del valore che la documentazione d’archivio possiede, sia in ambito ecclesiastico che civile. Ciò ha determinato una notevole produzione normativa che chi è responsabile di un archivio deve conoscere nella sua completezza e osservare. Così per la conduzione di un archivio ecclesiastico non è sufficiente limitarsi ad attendere alle apposite norme canoniche, ma altresì, in diversi casi, è necessario soddisfare pure quelle civili o di derivazione pattizia.
Unito a questo si deve considerare l’impatto che ha lo sviluppo tecnologico, in particolare informatico, nella vita di un archivio. Oltre ad offrire indubitabili opportunità, esso chiede specifiche attenzioni, non necessarie in precedenza, e una corrispondente regolamentazione. Per certi versi si tratta di una sfida che le nuove tecnologie pongono sia all’archivista che al legislatore.
Infine, un ulteriore aspetto da considerare è che gli archivi sono strettamente connessi con i soggetti cui appartengono, non solo in fase di produzione e gestione del materiale, ma anche per l’impatto che ha l’evoluzione del soggetto stesso.
Alla luce di questo, dopo una ripresa dei principali criteri che regolamentano l’accesso e consultazione dei fondi archivistici, si presenta l’impatto che il digitale ha sui documenti, dalla formazione all’archiviazione e la destinazione dell’archivio quando l’ente ecclesiastico nel tempo si modifica. Una nota finale offre alcune considerazioni su un caso concreto: una recente normativa in materia data dalla Conferenza episcopale tedesca.
Il primo articolo (Massignani), dal taglio sostanzialmente pratico, intende fornire alcune indicazioni concrete circa la disciplina relativa all’accesso e alla consultazione degli archivi ecclesiastici, in particolare quelli diocesani italiani, mettendo in luce le principali problematiche sottostanti. Dopo alcune precisazioni circa i limiti della trattazione, vengono richiamati i principi giuridici soggiacenti alle disposizioni canoniche in materia, in particolare il diritto/dovere di disciplinare la gestione degli archivi ecclesiastici e il diritto alla riservatezza. Si prende, quindi, in esame la normativa, distinguendo tra l’archivio comune (corrente e di deposito), segreto e storico.
Il secondo contributo (Marchetti) si propone, in modo semplice ed essenziale, di delineare le caratteristiche principali di un documento digitale offrendo alcune considerazioni circa le principali questioni connesse alla sua produzione, trattazione, e conservazione. Il documento digitale, infatti, rappresenta una vera e propria rivoluzione nella produzione documentaria perché, diversamente da quello analogico, viene meno il legame inestricabile tra supporto, forma e contenuto. Non di minore rilievo, poi, per evitare che il documento digitale vada perduto, vi è la necessità di sopperire all’obsolescenza del supporto e dei software che lo rendono intellegibile nel tempo.
Il terzo articolo (Interlandi) affronta il problema del destino degli archivi ecclesiastici in seguito alle varie vicende estintive o profondamente modificative di questi ultimi. Dopo aver trattato delle fattispecie astratte codicistiche (dell’estinzione, della congiunzione e della divisione) ed extra-codicistiche (della trasformazione, per esempio, di una chiesa parrocchiale in chiesa rettoria), e aver analizzato le diverse fattispecie concrete corrispondenti, sono analizzate le norme applicabili per analogia in materia di archivi, enucleando i criteri normativi che possano fare da guida anche per gli archivi che non sono ancora di interesse storico e che sembrano rimanere fuori da ogni esauriente normativa. Inoltre, vengono esposte brevemente le varie prassi di alcune diocesi italiane ed estere, giustificate per l’assenza di una normativa completa sull’argomento. Infine, quasi raccogliendo i frutti dello studio compiuto ed esposto, si propone una gerarchia di principi e di criteri (principali e sussidiari) che possano costituire delle buone linee guida per una legislazione particolare organica o almeno per indirizzare le prassi diocesane, auspicando tuttavia, infine, l’intervento, ritenuto necessario, del Legislatore superiore in materia.
La nota (Visioli) prende in esame il Regolamento quadro sulla tenuta degli archivi personali e l’elaborazione dei dati degli archivi personali del clero e dei funzionari ecclesiastici, approvato dalla Conferenza episcopale tedesca ed entrato in vigore il 1° gennaio 2022 nelle diocesi che hanno accolto il testo quale diritto proprio. Le ragioni che hanno indotto alla sua compilazione sono principalmente due: garantire una gestione uniforme e conforme alla legge dei fascicoli del personale nell’ambito di Conferenza episcopale tedesca, e adottare uno strumento utile per la gestione degli abusi sessuali nell’ambito della Chiesa cattolica. Il contributo esamina il testo offrendone una lettura critica, con l’intento di incoraggiare, superandone i limiti, l’adozione del medesimo strumento da parte di altre conferenze episcopali.
Nella seconda parte del fascicolo vengono pubblicati il commento al can. 1673, concernente il ruolo del vescovo nei giudizi, il tribunale collegiale e il giudice unico, con particolare attenzione al giudice laico (Mancini) e la relazione tenuta da Bianchi al Corso dedicato alla tutela penale nella Chiesa, a cura della redazione della Rivista, tenutosi ad agosto 2023, riguardante la sentenza giudiziale definitiva e il decreto extragiudiziale, proponendo un’analisi degli elementi comuni o fortemente analoghi, oltre a quelli propri o singolari, dei due tipi di provvedimento.
