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al Codice di Diritto Canonico

 

a cura della Redazione di Quaderni di Diritto Ecclesiale

       

       

       

       

       

       Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 l’umanità intera si è trovata ad affrontare un’emergenza imprevista e globale, la pandemia di Covid-19[1], poi protrattasi con fasi alterne fino a circa metà del 2022. La diffusione è stata universale e velocissima, a motivo sia della forte contagiosità di questo virus, sia della grande mobilità e interscambio tra le persone che caratterizza la società contemporanea, e che non era neppure immaginabile, per esempio, in occasione dell’epidemia di influenza spagnola circa un secolo prima. A questo dato più strettamente sanitario si è aggiunto, almeno per il mondo occidentale, un dato culturale che ha reso ancora più sorprendente e destabilizzante l’evento pandemico:

«Probabilmente è corretto affermare che l’emergenza del Covid-19 ha messo fine al “complesso di invulnerabilità” che ha caratterizzato per anni le società delle aree più sviluppate del pianeta. Scomparsa la guerra fredda e la minaccia di una catastrofe nucleare, le nostre società davano per scontato che nessun fattore - esterno o interno - potesse realmente metterle in pericolo. Il Covid-19 ha cambiato questo stato d’animo. Per la prima volta da decenni, le società occidentali hanno sperimentato una paura reale e seria. Molte persone temevano per la propria vita, per la propria famiglia, per la propria economia, per il proprio lavoro, per il proprio futuro, praticamente per tutto»[2].

       La comunità cristiana non è stata esentata dal subire a sua volta pesanti conseguenze derivanti dalla pandemia. Nonostante sia trascorso un tempo abbastanza limitato dal suo verificarsi, il tema delle sue conseguenze per la comunità cristiana, e più in genere per le comunità religiose, è già stato affrontato da numerosi studi, prevalentemente però nella prospettiva del rapporto tra Stato e Chiesa, e quindi in un’ottica di diritto ecclesiastico. La nostra rivista ha voluto affrontare questo argomento in un’ottica più strettamente canonistica, affrontando il tema sotto vari punti di vista complementari.

       Il primo contributo (Porcelluzzi) delinea le coordinate della libertà religiosa come proposte nel decreto conciliare Dignitatis humanae, quindi esamina i provvedimenti assunti per l’ambito religioso in tre Stati campione, tra i quali l’Italia, per verificare se essi sono stati rispettosi dei principi di libertà religiosa.

       Il secondo articolo (Mingardi) si colloca dal punto di vista dei diritti e doveri del fedele cattolico per quanto concerne la vita liturgica e spirituale del credente, esaminando come tali diritti e doveri sono stati ribaditi e tutelati nel periodo della pandemia anche attraverso gli interventi dei pastori della Chiesa.

       Lo studio di Franchetto mette al centro il compito di governo del vescovo diocesano (e, almeno per accenni, anche degli altri livelli del governo ecclesiale) e i provvedimenti che il vescovo ha emesso, o avrebbe potuto emettere, per aiutare la propria comunità ad affrontare al meglio l’emergenza pandemica continuando a svolgere i propri compiti nei diversi ambiti.

       Infine, Rava si interessa al mondo della vita consacrata, e alle difficoltà che essa ha incontrato nel vivere i suoi atti di governò, collegiale, presentando le indicazioni fornite dalla Santa Sede per ovviare all’impossibilità di riunirsi dei consigli e dei capitoli. Sotto questi diversi profili, emerge come la vita ecclesiale abbia saputo affrontare efficacemente la situazione di emergenza, riducendo al minimo le conseguenze delle limitazioni provocate dalla pandemia.

       Viene poi pubblicato il commento alla seconda parte del can. 608 (Colucci), approfondendo il tema dell’Eucaristia come centro della casa e della comunità di vita consacrata, con un’attenzione ai possibili sviluppi della normativa. Inoltre si pubblica la presentazione generale del corso, con la cronaca delle giornate, dedicato agli operatori delle curie diocesane (Marchetti), tenutosi nell’agosto 2019 a cura della redazione della rivista.

       Al fascicolo è inoltre allegato un inserto integrativo alla VI edizione del Codice di diritto canonico commentato curato dalla Redazione della rivista, che concerne il can. 700, modificato con il motu proprio Expedit ut iura, 2 aprile 2023, con il quale vengono modificati i termini di ricorso del membro dimesso da un istituto di vita consacrata. Si spera che tale servizio di aggiornamento trovi il favore di tutti i lettori, non solo di coloro che dispongono del volume.

 

[1] Anche se è comprensibile che a volte ci siano imprecisioni terminologiche, può essere utile distinguere tra il coronavirus che ha causato questa emergenza (denominato Sars-CoV-2), la malattia che il virus produce (denominata Covid-19) e il termine pandemia che descrive modalità ed estensione del contagio causato dal virus e quindi della malattia.

[2] J. Martìnez-Torrón, State, Religion and COVID-19: can Religious Freedom be Guaranteed in Exceptional Circumstances?, in «Stato, chiese e pluralismo confessionale» (www.statoechiese.it), 16-I/2022, pp. 8-9

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