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al Codice di Diritto Canonico

 

a cura della Redazione di Quaderni di Diritto Ecclesiale

       Papa Francesco il 23 maggio 2013 nel suo primissimo incontro con l’Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana ha indicato tre compiti che intendeva affidare alla Chiesa in Italia, tra cui quello di ridurre il numero delle diocesi in Italia. La problematica della riduzione non è nuova: fin dal sec. XIX si parla di revisione del numero delle diocesi italiane, costituite nel corso dei secoli in un numero che non ha eguali in altre parti del mondo cattolico. I motivi che hanno portato a tale situazione nel corso del tempo sono vari: la progressiva e precoce evangelizzazione delle città italiane fin dai primi decenni del cristianesimo con la costituzione anche nelle più piccole realtà di comunità cristiane affidate a un vescovo, la vicinanza con la Sede Apostolica che favorì questo sviluppo, le complesse vicende di carattere politico-ecclesiale che interessarono la penisola italiana all’interno di quella che era ormai diventata una societas christiana. In tempi più vicini a noi, si deve a papa Paolo VI, a seguito delle indicazioni del concilio Vaticano II, la riproposizione della questione delle “troppe” diocesi italiane. Questa tematica si è dipanata nei decenni successivi sino ai giorni nostri con da ultimo il deciso rilancio di essa da parte di papa Francesco. L’attuale Pontefice ha scelto negli ultimi anni come via per arrivare con progressività all’unificazione di più diocesi italiane (e quindi di ridurne il numero) quella dell’affidamento di due diocesi allo stesso pastore con la formula dell’unione in persona episcopi.

       La nostra rivista con la parte monografica di questo fascicolo, fedele al suo intento di servizio alla vita pastorale della Chiesa in particolare quella italiana, intende contribuire ad accompagnare questo processo nella sua concretezza, sempre ovviamente a partire da un punto di vista canonistico. Per questo si è scelto anzitutto di dare spazio a un approfondimento della modalità adottata da papa Francesco. Che cosa significa che una diocesi sia unita a un’altra in persona episcopi? Quali conseguenze comporta tale modalità di conduzione pastorale nella vita e nell’organizzazione delle due diocesi? Se, come è evidentemente la scelta di papa Francesco, essa è una condizione delle due diocesi indirizzata a raggiungere alla fine lo scopo della loro piena unione, che cosa tutto ciò comporta per le scelte pastorali delle due diocesi, per le loro istituzioni, per i ministeri presenti in esse, per gli organismi di partecipazione, ecc.? L’articolo di Giraudo intende rispondere a queste domande. Lo fa senza riferirsi a una concreta esperienza in corso, ma non per questo senza entrare anche nei dettagli delle varie possibili scelte. Vorrebbe quindi costituire una buona e sicura traccia (dal punto di vista canonistico) per un cammino delle 24 diocesi che alla data di chiusura di questo fascicolo (20 febbraio 2022) sono coinvolte in questa situazione e anche per quelle che saranno chiamate a seguire la stessa strada nei prossimi mesi e anni. Peraltro alcune delle diocesi che hanno attualmente in corso il cammino di unificazione, sono già state interessate da precedenti interventi di accorpamento, come si evince dal loro nome articolato che conserva traccia delle precedenti diocesi autonome.

       Si ricordava sopra che la questione della riduzione/unificazione delle diocesi italiane parte da lontano. È sembrato quindi utile presentare una vicenda concreta di un lungo percorso verso l’unificazione, ormai decisa da tempo con la costituzione di una diocesi unitaria. Si tratta dell’attuale diocesi di Belluno-Feltre, collocata nel nord-est dell’Italia, nata nel 1986 dalla fusione delle due precedenti diocesi di Belluno e di Feltre. La presentazione del complesso itinerario seguito, delle sue opportunità e delle sue difficoltà, viene qui presentata in un apposito articolo dovuto alla collaborazione tra uno storico (Centa) e un canonista (Trevisan).

       Lo scopo degli altri due articoli, dovuti entrambi a Redaelli, è quello anzitutto di contestualizzare l’attuale situazione italiana, presentando ciò che è successo in Italia dal Concilio fino ai giorni nostri, anche facendo ricorso a fonti inedite. Non si tratta solo di offrire un quadro sintetico dal punto di vista storico utile a capire dove siamo e a comprendere meglio le scelte di papa Francesco, ma di evidenziare motivazioni, criteri, obiezioni e risultati che hanno accompagnato i decenni di tentativi. Questo è quanto cerca di sviluppare un primo articolo.

       Il secondo contributo si ricollega immediatamente con quanto presentato nel primo. Proprio partendo infatti dalla constatazione che viene evidenziata in esso di un generale poco approfondimento delle motivazioni portate pro e contra il processo di unificazione delle diocesi italiane, l’autore si propone di riprendere le indicazioni conciliari in materia e di svilupparle con riferimento alla specifica natura della Chiesa particolare che è propria di ogni diocesi. La Chiesa si esprime necessariamente nelle Chiese particolari. Non può essere diversamente. Ciò non significa che ogni Chiesa particolare o diocesi debba restare in eterno e immutata (il concetto canonistico di Chiesa particolare comprende anche altri soggetti ecclesiali, ma è la diocesi ciò che lo realizza in pienezza nella stragrande estensione della Chiesa cattolica). Ma ogni intervento che riguarda il “corpo vivo” di una Chiesa particolare non può essere ridotto a una mera operazione territoriale o di “aritmetica” ecclesiale. I testi conciliari che intervengono sull’assetto territoriale delle diocesi vanno quindi composti armonicamente con quelli che definiscono la diocesi come Chiesa particolare e anche con quelli che descrivono la nascita di una nuova realtà diocesana. Vedere che cosa motiva il nascere di una Chiesa particolare può aiutare a comprendere che cosa può giustificare una modifica del suo modo di essere fino ad arrivare alla possibile perdita della sua soggettività autonoma, ma per giungere a una nuova realtà. La diocesi frutto dell’unione tra più diocesi, infatti, non potrà essere la semplice somma di esse o, peggio, l’annessione di quella più piccola da parte di quella più grande, ma dovrà risultare in pienezza una nuova Chiesa particolare, capace di vivere nel territorio la presenza e la missione della Chiesa al servizio del Regno di Dio.

       Nella seconda parte del fascicolo giunge a conclusione la pubblicazione delle relazioni tenute al corso per operatori della curia del 2018, con il contributo di Massignani riguardante aspetti giuridici dell’Eucaristia.

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