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         Il 15 settembre 2018 papa Francesco emanava la costituzione apostolica Episcopalis communio sul Sinodo dei vescovi, riformando così la delineazione di questa importante realtà ecclesiale creata da Paolo VI nel 1965 prima del termine del concilio Vaticano TI. Francesco sottolinea come questa struttura sia «uno strumento adatto a dare voce all’intero Popolo di Dio proprio per mezzo dei Vescovi, costituiti da Dio “autentici custodi, interpreti e testimoni della fede di tutta la Chiesa”, mostrandosi di Assemblea in Assemblea un’espressione eloquente della sinodalità come “dimensione costitutiva della Chiesa”» (n. 6). Con questo ed altri interventi dell’attuale Pontefice si è così via via venuta a creare un’accentuata attenzione proprio attorno a questo concetto di “sinodalità”, che appare oggi una dimensione particolarmente adeguata per pensare alla vita e alla missione della Chiesa. Non si tratta certo di una novità; e tuttavia nel contesto attuale sorgono nuove istanze che inducono a riconsiderare lo spirito, lo stile, le strutture attraverso cui la Chiesa vive la sua identità, fedele alla tradizione e sempre aperta ad una corretta evoluzione. Tutto ciò va a provocare anche l’ambito giuridico-canonico, a partire dalla normativa del Codice del 1983 e dalle ulteriori determinazioni riguardanti i rapporti fra i fedeli e più in particolare alcune strutture ecclesiali, come appunto il Sinodo dei vescovi e altre strutture a diversi livelli.

         Pertanto questo numero della rivista intende affrontare in modo specifico il tema del Sinodo dei vescovi, ma dentro l’orizzonte più ampio della dimensione ecclesiale della sinodalità. Nella parte monografica vi sono quindi anzitutto due articoli che chiariscono ed approfondiscono alcuni nodi ecclesiologico-canonici di fondo, poi un terzo articolo in cui si affronta più direttamente l’analisi della struttura ecclesiale universale del Sinodo dei vescovi e infine due articoli su eventi ecclesiali particolari in corso di celebrazione.

         In specie, Eugenio Zanetti propone una chiarificazione dei diversi termini e concetti in gioco attorno a quello di sinodalità: comunione, comunione gerarchica, collegialità, partecipazione o cooperazione; di fronte al rischio di una equiparazione o omologazione generica si richiama il significato teologico e canonico specifico di questi concetti, evidenziando distinzioni e relazioni, come base per eventuali evoluzioni ecclesialmente corrette e proficue anche a livello normativo.

         Alessandro Giraudo affronta forse il nodo centrale della questione ecclesiale della sinodalità, ossia la dinamica che coinvolge i pastori e i fedeli tutti nel processo consultivo e deliberativo. Di fronte alle istanze democratiche sempre più presenti nel contesto socio-culturale, all’interno della Chiesa ci si interroga sul rapporto fra potestà di governo e sensus fidei o consensus fldelium, così come attualmente pensato dalla teologia e regolato dal diritto canonico e così come ripensabile senza tradire la sua identità.

         Alla luce di queste questioni di fondo, Matteo Visioli si concentra sulla struttura particolare del Sinodo dei vescovi, appunto una delle strutture che cerca di interpretare, quasi in modo esemplare, la dimensione della sinodalità costitutiva della Chiesa stessa. Esaminando la riforma elaborata e voluta da papa Francesco, si considera il rapporto fra autorità pontificia e collegialità episcopale, chiedendosi appunto in che misura il principio di collegialità possa essere riletto nell’ottica della sinodalità.

         Quanto agli eventi ecclesiali in atto, G. Paolo Montini esamina il cosiddetto Cammino sinodale avviato nella Chiesa in Germania nel 2019 e attualmente in corso; l’interesse si concentra soprattutto sulle questioni ruotate attorno all’elaborazione dello statuto che attiene all’assemblea sinodale del Cammino sinodale; ciò infatti offre la possibilità di evidenziare istanze e problematicità di una certa visione della sinodalità nella Chiesa.

         L’articolo di Marino Mosconi prende invece in considerazione il concilio plenario della Chiesa che è in Australia, deciso dai vescovi nel 2016 ed attualmente in corso; si analizzano i motivi della scelta di indire questo concilio, il rapporto tra concilio plenario e conferenza episcopale, la partecipazione del popolo di Dio al concilio plenario, la salvaguardia della comunione con la Chiesa universale e dell’autonomia dei vescovi diocesani.

         Come si può notare, sia a partire dalle questioni di fondo sia analizzando eventi concreti, si tratta di prendere in considerazione una complessa e delicata tematica che oggi interpella la Chiesa, a partire dal suo magistero, coinvolgendo necessariamente approfondimenti teologici, ecclesiologici, canonistici e pastorali. Ciò non risponde tanto ad un opinabile adeguamento alla mentalità socio-culturale moderna, ossia ad un’istanza generica di democrazia anche nella Chiesa, quanto ad una rilettura della dottrina e della disciplina ecclesiale per sviluppare le potenzialità sempre nuove che possono scaturire dal deposito della fede, certo tenendo conto delle categorie di pensiero con cui gli uomini di oggi rileggono la vita personale e sociale. Il “camminare insieme”, infatti, non si realizza nella Chiesa solo in una direzione orizzontale, bensì anche in una dimensione verticale: camminiamo insieme animati dallo Spirito di Gesù. Questo infatti papa Francesco chiedeva nella veglia di preghiera alla vigilia dell’Assemblea del Sinodo sulla famiglia il 4 ottobre 2014: «Dallo Spirito Santo per i Padri sinodali chiediamo, innanzitutto, il dono dell’ascolto: ascolto di io, fino a sentire con Lui il grido del Popolo; ascolto del Popolo, fino a respirarvi la volontà a cui Dio ci chiama».

         Nella seconda parte del fascicolo, per la rubrica Documenti recenti della Sede Apostolica sono presentati i documenti emanati nel 2018; viene infine pubblicata una risposta elaborata da Giuseppe Comotti per il servizio QDEonline, relativa all’ipotesi di integrazione o correzione dell’atto di matrimonio inviato all’ufficiale di stato civile, per quanto concerne l’annotazione relativa alla scelta del regime patrimoniale.

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