Formulari

             

           

   

   

         

         Prima scena. Un’associazione pubblica di fedeli annovera diversi preti al proprio servizio. Ognuno di loro è naturalmente incardinato nella propria diocesi. Ma come fare in modo che anche in futuro il ministero sia garantito senza che il vescovo proprio di ciascuno disponga altrimenti? Così i membri trovano un vescovo accogliente e ben disposto a incardinarli tutti nella propria diocesi, assicurando che si tratta solo di una formalità giuridica e che saranno liberi di servire l’associazione rispondendo ai suoi organi direttivi. D’altra parte, quasi tutti i preti interessati non conoscono neppure la lingua che si parla nel Paese della diocesi in cui vengono incardinati. Altra scena. Don Carmelo a un certo punto della sua vita viene richiesto di un servizio in altra diocesi. Lo svolge con zelo per diversi anni, al termine dei quali matura per lui il tempo del riposo. “Ma resto qui, dove ho trascorso gli ultimi anni del mio ministero”, dice. “D’altra parte nella mia diocesi non ho più contatti con nessuno, neppure con il vescovo che nel frattempo è cambiato e non mi conosce”. Due scene diverse che fanno comprendere come talvolta nella vita concreta i principi ecclesiologici fondamentali, insegnati dalle cattedre e dichiarati nei testi magisteriali, stentino a realizzarsi.

        L’istituto dell’incardinazione è uno di questi. Può essere letto da molteplici prospettive. Per un canonista indica il vincolo giuridico tra il servizio ministeriale di un chierico e una circoscrizione ecclesiastica particolare: diocesi, istituto di vita consacrata, prelatura personale, ordinariato, ecc. In forza di questo vincolo il chierico (diacono o presbitero) è incorporato a una Chiesa, esercita un ministero al servizio di una porzione del popolo di Dio, si assoggetta a un superiore ecclesiastico che gli garantisce l’esercizio dei diritti e dei doveri. Per un teologo l’incardinazione esprime quei vincoli di comunione ecclesiale che pongono il ministro ordinato in un presbiterio, in rapporto con la gerarchia, così da aprirsi alla sollicitudo pro universa Ecclesia che va ben oltre l’impegno individuale, e consente di vivere il ministero in spirito di comunione con la Chiesa particolare di cui è membro, e con tutta la Chiesa universale. Lo ricorda il concilio Vaticano II: «Il dono spirituale che i presbiteri hanno ricevuto nell’ordinazione non li prepara a una missione limitata e ristretta, bensì a una vastissima e universale missione di salvezza, “fino agli ultimi confini della terra” (At 1,8), dato che qualunque ministero sacerdotale partecipa della stessa ampiezza universale della missione affidata da Cristo agli apostoli» (PO 10). Nell’una e nell’altra prospettiva l’incardinazione dice un legame, una relazione, una realtà né solo individuale né unicamente collettiva. Proprio per questo suo comprendere individuo e comunità, particolare e universale, carisma e istituzione, dimensione giuridica ed ecclesiologia, l’incardinazione offre sempre nuovi orizzonti da approfondire.

        La nostra Rivista si è già interessata all’argomento (cf QDE 2/2002), e diversi contributi sono successivamente stati pubblicati sia come articoli nelle principali riviste sia come studi monografici o tesi di dottorato nelle facoltà ecclesiastiche. Ma lo sviluppo ecclesiale, che in ogni epoca presenta aspetti inediti e sfide da accogliere, consente (e per certi aspetti impone) di articolare la questione attorno a nuove domande. L’ampiezza del fenomeno della mobilità umana (cf QDE 1/2020), la progressiva perdita del senso di appartenenza, il crescente bisogno di definire un’identità, le nuove forme di vita ecclesiale, l’evoluzione circa la comprensione del ministero ordinato sono solo alcuni tra gli aspetti che sollecitano un pensiero ulteriore sull’istituto dell’incardinazione. Questo numero di Quaderni intende dunque proporre alcune nuove riflessioni. Non si è voluto ripresentare la dottrina e la disciplina canonica ormai consolidate, rimandando piuttosto ai numerosi studi in proposito.

        La parte monografica si compone di tre articoli. Nel primo (Visioli) si è inteso porre in relazione due requisiti talvolta in tensione tra loro, entrambi richiesti nel passaggio da una Chiesa a un’altra: l’utilità della Chiesa e il bene del chierico (cf can. 270). Ma cosa significano in particolare? Sono entrambi necessari oppure indicano a titolo di esempio un orizzonte più ampio? E cosa accade se non si riconoscono a vicenda in modo pacifico, con la valorizzazione dell’uno a scapito dell’altro? Il secondo articolo (Perlasca) affronta la non ancora risolta questione dell’incardinazione nelle associazioni e movimenti ecclesiali. In questi ultimi anni sono state presentate alcune domande per ottenere tale diritto, e con esse i criteri per consentire ad associazioni clericali di incardinare alcuni o tutti i loro membri, al fine di assicurare la stabilità del loro carisma e l’efficacia operativa delle loro strutture. Si tratta di una direzione promettente? E come si può provvedere alle legittime esigenze nel frattempo? Infine, il terzo contributo (Massignani) affronta la delicata questione del passaggio di un chierico da una Chiesa sui iuris di rito orientale a una Chiesa latina. Si tratta di una migrazione che coinvolge diversi aspetti di natura giuridica, e non solo. L’ascrizione a una Chiesa con rito diverso, infatti, implica un orizzonte ecclesiologico che non può essere ignorato: la sua regolamentazione normativa tutela i diritti dei singoli fedeli e delle comunità, soprattutto quando queste sono considerate minoranza dal punto di vista numerico.

        Nella seconda parte del fascicolo viene pubblicata una relazione di Mingardi tenuta al corso per operatori dei tribunali dell’estate 2018 sul tema della scelta della via processuale nelle cause di nullità matrimoniale e dei criteri di ammissibilità al processo più breve; la relazione si collega a quella di Bianchi già pubblicata in QDE 32 (2019) 448-507 e logicamente la precede, anche se per ragioni editoriali viene pubblicata dopo. Infine, vengono offerte alcune risposte elaborate per il servizio QDEonline: una di Bianchi relativa ai compiti del difensore del vincolo, con riferimento alle eventuali novità intervenute alla luce delle innovazioni apportate al processo di nullità matrimoniale dal motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus; una di Massignani riguardante le nomine di parroci ad tempus che giungono a scadenza; e una di Giraudo sulla richiesta di concessione della facoltà di biritualismo.

Cerca