Con lettera indirizzata al prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, papa Francesco, il 22 ottobre 2017, ha indetto un Mese missionario straordinario nell’ottobre 2019. Il Pontefice ha colto il centenario della promulgazione della lettera apostolica Maximum illud di Benedetto XV del 30 novembre 1919, per «risvegliare maggiormente la consapevolezza della missio ad gentes» e «riprendere con nuovo slancio la trasformazione missionaria della vita e della pastorale».
    Gli obiettivi che il Pontefice attribuisce all’evento straordinario sono due. Il primo, cioè la consapevolezza della missio ad gentes, è l’oggetto proprio della lettera di Benedetto XV con la quale quel Papa intendeva, appena concluso il primo grande conflitto mondiale, ravvivare in tutta la Chiesa il desiderio di portare l’annuncio del Vangelo a coloro che ancora non lo conoscevano. Così scriveva: «è motivo di grande stupore constatare che, dopo tante così gravi fatiche sofferte dai nostri nel propagare la Fede, dopo tante illustri imprese ed esempi di invitta fortezza, siano ancora così numerosi coloro che giacciono nelle tenebre e nelle ombre della morte, dato che il numero degli infedeli, secondo un recente computo, arriva al miliardo». Egli si appellava ai missionari e agli istituti impegnati nelle missioni per sostenerli nel loro compito. Invitava la Sacra congregazione de Propaganda Fide ad attivarsi per la fondazione di seminari sia regionali che interdiocesani allo scopo di formare clero indigeno; esortava i missionari alla santità di vita; lodava le donne consacrate impegnate nelle missioni per l’educazione di fanciulli e per le altre opere di pietà. Infine, Benedetto XV chiedeva a tutti i fedeli di sostenere la missione ad gentes con la preghiera, con la promozione delle vocazioni missionarie e con il sostegno materiale; per tenere viva questa attenzione chiedeva l’istituzione in tutte le diocesi dell’Unione Missionaria del Clero.
    Se la Maximum illud ha ridato impulso all’attività missionaria, quel cammino è fiorito ulteriormente nell’assise conciliare che ha avvertito nella missione un dovere non di alcuni bensì di tutti i fedeli. Nella costituzione dogmatica Lumen gentium al n. 17 si parla del carattere missionario di tutta la Chiesa e si afferma che «ad ogni discepolo di Cristo incombe il dovere di disseminare, per quanto gli è possibile, la fede», rinviando in nota anche all’enciclica Fidei donum di Pio XII con la quale prese avvio la prassi di inviare preti diocesani nel servizio ad gentes. Questa accezione di “missione” non più riferita solo ai popoli che ancora non hanno incontrato e accolto il Vangelo, bensì allargata a tutti i battezzati si è ulteriormente sviluppata con il magistero dei Pontefici del post concilio Vaticano II. È a questo significato più ampio che papa Francesco si riferisce quando ritiene necessario un nuovo slancio per la «trasformazione missionaria della vita e della pastorale». Ma la missio ad gentes e la «trasformazione missionaria della pastorale» sono due realtà che vanno tenute legate l’una all’altra. C’è stato un tempo, infatti, nel quale questa seconda ha preso il sopravvento fino a diminuire l’interesse per la missione ad gentes.
    La parte monografica di questo fascicolo riprende la questione sotto il profilo giuridico esplicitando la relazione che intercorre tra diritto missionario e diritto comune, come pure tra “territori di missione” e Chiese di antica tradizione cristiana.
    Il primo e più corposo contributo (Mosconi) esamina la pertinenza nel contesto ecclesiale attuale della categoria di diritto missionario alla luce dell’evoluzione in ambito teologico e canonico del concetto stesso di missione. La ricerca mette in luce la pertinenza delle nozioni di territorio di missione e di diritto missionario - più pertinente è l’espressione “diritto della missione ad gentes” - ricompresi all’interno della vocazione missionaria di tutta la Chiesa.
    Il secondo articolo (Montini) presenta una sorta di prospettiva di studio piuttosto originale. Infatti, analizzando una ricerca sul diritto missionario conciliare statunitense, si rileva come alcuni istituti giuridici presenti nel Codice vigente provengano dal diritto missionario. Se la nozione di “territori di missione” continua ad essere pertinente, tuttavia il diritto missionario pare oggi prevalentemente da considerare alla luce del rinnovato istituto giuridico della Chiesa particolare/ locale in relazione alla Chiesa universale/universa.
   Infine, un terzo contributo (Brugnotto) cerca di comprendere se vi possa essere una relazione dinamica tra l’attività ecclesiale ad gentes (diritto missionario) e il diritto comune. L’esigenza nasce dalla necessità di affrontare alcune problematiche pastorali nelle nostre Chiese di antica tradizione cristiana con la presenza di persone immigrate provenienti dai territori di missione. I principi territoriale e personale necessitano di una costante armonizzazione, ma l’efficacia delle risposte pastorali alle nuove esigenze poste dal fenomeno migratorio dipende anche dalla capacità di accogliere prassi ecclesiali dei territori in cui sono presenti giovani Chiese.
   La seconda parte del fascicolo è integralmente dedicata all’avvio della pubblicazione dei contributi relativi al corso estivo per operatori dei tribunali, a cura della redazione della rivista, tenutosi ad agosto 2017. Dopo la presentazione generale del corso, vengono offerti in questo fascicolo sotto il profilo del diritto sostantivo un approfondimento di Zambon riguardante il bonum coniugum, e sotto il profilo processuale la relazione di Saroglia concernente il ruolo dell’avvocato con particolare riferimento alla nuova procedura del processus brevior.

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