«Sua Santità si allieta di vedere in tal modo ripresa e continuata la tradizione dei concili lombardi, che da san Carlo Borromeo, quasi fiume benefico, ha portato fino a questi tempi tanta fecondità di vita cristiana a tutta codesta regione» ed esprime l'auspicio che il «nuovo concilio non meno dei precedenti riesca di sommo giovamento alla formazione del clero e all'incremento del suo ministero parrocchiale, all'istruzione religiosa del popolo e allo sviluppo delle associazioni cristiane, tra le quali le venerate direttive del Santo Padre vogliono siano particolarmente curate quelle dell'Azione cattolica»(1). Con queste parole l'allora Segretario di Stato Eugenio Pacelli salutava l'intenzione dell'arcivescovo Schuster di indire il nono concilio provinciale lombardo: il primo ed anche l'ultimo ad essere celebrato in Lombardia in adempimento alle indicazioni del Codice del 1917 (can. 283). Il carattere pur formale dello stile di curia lascia trasparire nelle indicazioni della Sede Apostolica il riconoscimento del valore di una lunga consuetudine storica fra le Chiese della stessa provincia ecclesiastica e la condivisione tra esse di scelte pastorali significative, che hanno a che fare sia con la formazione del clero che con la santificazione di tutti i fedeli, ai quali sono peraltro espressamente dirette le costituzioni conciliari, come indicato all'inizio del decreto di promulgazione: universis et singulis provinciae Longobardiae fidelibus. Si tratta di un'esperienza di collaborazione tra Chiese vicine che ha caratterizzato in diverso modo la storia di molte Chiese particolari nel mondo, non solo nella forma del concilio provinciale ma anche nella realtà dei congressi vescovili provinciali, talvolta sviluppati a livello di più province aggregate(2), soprattutto a livello regionale.
La domanda che tuttavia si pone è che cosa rimanga concretamente di questa lunga tradizione, giacché la collaborazione tra Chiese particolari appare oggi sviluppata in modo pressoché esclusivo nella realtà della conferenza episcopale nazionale o al più nel rapporto tra questa e le conferenze episcopali costituite a diversi livelli territoriali (più ampi o più ridotti rispetto alla nazione: can. 448 § 2). Questa situazione peraltro non corrisponde a quanto stabilito dal Codice del 1983 che, in obbedienza alle direttive del concilio Vaticano II (in particolare del decreto Christus Dominus), recepisce e valorizza la realtà della conferenza episcopale senza sopprimere l'istituzione provinciale ed anzi introducendo la possibilità di istituire formalmente la regione ecclesiastica, delineata come istituzione comprensiva di più province. L'approfondimento di questo argomento appare peraltro necessario perché la normativa canonica in materia è piuttosto stringata e non offre adeguate indicazioni su come armonizzare le diverse tipologie di raggruppamenti ecclesiali previste, anche a seguito degli interrogativi teologici ancora aperti e solo parzialmente affrontati con il motu proprio Apostolos suos del 21 maggio 1998.
Il primo contributo presenta in modo organico e critico l'intero quadro delle disposizioni canoniche (a partire dalle indicazioni del Codice: cann. 431-446) che caratterizzano le province e le regioni ecclesiastiche, evidenziando anche i motivi che spiegano le attuali difficoltà nel valorizzare appieno l'apporto di queste istituzioni alla vita della Chiesa (Marchetti).
Un secondo contributo pone la sua attenzione sul contesto italiano, proponendosi un'analisi e una valutazione del rapporto tra la conferenza episcopale nazionale e le conferenze episcopali regionali, che attualmente svolgono anche il compito di organismi di governo delle corrispettive regioni ecclesiastiche, istituite ormai quindici anni or sono (Zambon).
Chiude la parte monografica il contributo che focalizza la questione relativa alla identità canonica e teologica di province e regioni ecclesiastiche, cogliendone il proprio rispetto alle conferenze episcopali nel rapporto con le dimensioni fondamentali della collegialità episcopale e della comunione ecclesiale (Mosconi). Il contributo cerca anche di delineare in prospettiva l'apporto che può o potrà essere riconosciuto a province e regioni ecclesiastiche, al servizio della missione affidata alle singole Chiese particolari e nel rapporto con la Chiesa universale.
La seconda parte del fascicolo si apre con l'aggiornamento sui documenti recenti della Sede Apostolica, promulgati o pubblicati nell'anno 2009 (Brugnotto).
Seguono i testi di alcune relazioni del I anno del Corso residenziale di diritto applicato che la Redazione di Quaderni ha promosso e che si è tenuto a fine estate dello scorso anno a Perugia su La Curia diocesana: diritto e prassi. Le relazioni, la cui pubblicazione era stata annunciata (cf QDE 23 [2010] 99-100) e che non troveranno spazio in questa sezione, saranno pubblicate nei prossimi fascicoli, annotando la loro provenienza dal menzionato Corso.
Lunedì 1° marzo è morto don Luigi Barolo: aveva poco più di cinquant'anni. Il suo ufficio principale era Vicario giudiziale aggiunto nel Tribunale Ecclesiastico Regionale Lombardo. Per Quaderni è stato il censore che dal 2000 ha dato il nihil obstat alla stampa dei fascicoli; è stato autore di alcuni articoli su Quaderni, che prossimamente pubblicherà l'ultimo suo contributo, inviato recentemente per la rubrica Cause psichiche e nullità del matrimonio. I membri della Redazione ed anche i lettori gli debbono un Requiem di fraterna riconoscenza.
(1) E. PACELLI, Lettera del Segretario di Stato di Sua Santità al Signor Cardinale Ildefonso Schuster in vista dell'indizione del IX Concilio della Provincia Lombarda, 11 dicembre 1933, in Concilium mediolanense Provinciale nonum in metropolitana Ecclesia diebus IlI, IVet V septembris anno Domini 1934 celebratum, Milano 1935, p. 71.
(2) Nella provincia ecclesiastica di Torino si celebrano congressi provinciali annuali dal 1849 e successivamente, dal 1872 e per diversi anni, tali assise annuali sono celebrate unitamente alla provincia ecclesiastica di Vercelli (l'insieme delle due province copre sostanzialmente tutto il territorio piemontese).