Editoriale

Forse non a tutti è noto che la famosa espressione Quod non est in Codice non est in mundo fu pronunciata dal cardinale Pietro Gasparri nel 1931 dopo che Pio XI aveva invitato padre Agostino Gemelli a chiedere all'eminentissimo canonista un intervento per l'approvazione dell'istituto secolare femminile da lui ideato con Armida Barelli. Se questa fu, in un certo senso, la prima risposta canonistica che gli istituti secolari alloro apparire si sentirono rivolgere, diversa si mostrò invece l'attenzione dei Sommi Pontefici che, dall'inizio del secolo scorso, contribuirono al riconoscimento della nuova forma di vita consacrata.

Il presente fascicolo non vuole trattare degli antefatti della nascita degli istituti secolari quanto piuttosto offrire uno scorcio sui loro due caratteri determinanti - la secolarità e la consacrazione -, nel loro sviluppo nell'arco di quasi un secolo.

Nel presentare questo fascicolo, idealmente ci si ricollega a quanto fu presentato in un contesto simile, cioè quello laicale, nell'editoriale del terzo fascicolo di questa rivista nel 1989:

«L'esposizione della normativa canonica e degli indirizzi pastorali offerti dal magistero in questi anni sarà di aiuto, almeno lo speriamo, alle comunità cristiane affinché possano rendersi sempre più consapevoli e disponibili al dinamismo dello Spirito, che suscita sempre nuovi doni» (p. 237).

Il primo articolo (Salvatori) della parte monografica offre una rilettura del magistero pontificio sugli istituti secolari, alla ricerca delle linee teologiche e canoniche emergenti. Il lavoro, pur in tratti sintetici, offre un solido fondamento dottrinale su cui è possibile cogliere la novità ecclesiale degli istituti secolari; le diverse sfumature di pensiero, poi, contribuiscono a dare una più completa comprensione della realtà di queste società apparse in modo significativo nel XX secolo. Il lavoro iniziato grazie al contributo illuminato dei Romani Pontefici, seguendo anche le intuizioni espresse dal Vaticano II, non appare ancora concluso ma necessita di ulteriore approfondimento o di sedimentazione nella compagine ecclesiale.

La novità degli istituti secolari emerge anche dai canoni propri che, ispirati dai due elementi costitutivi di secolarità e consacrazione, tratteggiano, con la brevità del linguaggio giuridico, gli elementi costitutivi della loro vita. Nel secondo articolo (Marini) viene presentato dapprima l'iter che ha portato alla prima formulazione delle norme proprie dentro un Codice, per poi prendere in esame i singoli canoni; in specifico sono esaminati i primi sei canoni (710-715) che appaiono meno formali e più legati alla connotazione carismatica propria degli istituti: la secolarità. Pur senza nulla celare dell'altra dimensione - la consacrazione -, si evidenzierà come la caratteristica dell'essere dal (nel) mondo non sia irrilevante per la formulazione canonica delle norme proprie. In tal modo pare che si ripresenti la questione espressa fin dal suo nascere con la costituzione apostolica Provida Mater Ecclesia, e cioè che, da un punto di vista più giuridico che teologico, gli istituti secolari più che avvicinarsi allo stato religioso siano da assimilarsi alle «società senza voti pubblici».

Il presente numero monografico, in tal senso, vorrebbe lanciare un ponte verso quell'altra forma di vita - anche se non per tutti è consacrata -, che è rappresentata dalle società di vita apostolica, onde offrire una rivisitazione interpretativa di tutte le norme che riguardano la parte III del libro II del vigente Codice.

Cogliere i doni dello spirito, come nel sopra citato editoriale, diventa stimolo ad un sempre più puntuale approfondimento delle realtà emergenti della Chiesa e, in questo spirito, anche il diritto non viene a mortificare una ricchezza quanto piuttosto contribuisce ad una sistematica conoscenza e offre un importante contributo al proprio sviluppo; così fu dopo il 1947, all'indomani della costituzione apostolica di approvazione degli istituti secolari che, con la sua lex peculiaris, ha contribuito ad uno sviluppo entusiastico degli istituti secolari nella Chiesa.

L’ultima parte del fascicolo riporta alcune relazioni del III anno del Corso residenziale di diritto canonico applicato che la Redazione di Quaderni ha promosso e che si è tenuto a fine estate dello scorso anno a San Marino: si tratta per lo più di appunti e di note, che sono state completate nella lezione e nella discussione seguitane, ma che pure nella loro immediatezza e compendiosità possono costituire uno strumento utile per molti.